Attraverso il confine
Cinque racconti di inquietudine, mistero e redenzione
Un libro di LEO NARDI
C’è una linea sottile, invisibile, che separa ciò che crediamo reale da ciò che ci abita nell’ombra. È su questa soglia – tra luce e abisso, fede e follia, visione e colpa – che si muovono i racconti di Leo Nardi, pseudonimo letterario di uno scrittore che con Attraverso il confine consegna alla narrativa contemporanea un’opera di straordinaria intensità.
Pubblicato da Pluriversum Edizioni (novembre 2025), il volume raccoglie cinque storie che esplorano il mistero dell’umano nelle sue pieghe più oscure e spirituali: Cuore di pietra, E noi abbiamo fame, La sfida, Un canto tra le onde e Via Crucis. Ogni racconto è un varco, un punto di passaggio, un rito di iniziazione verso l’ignoto.
Come scrive Antonio Di Bartolomeo nella prefazione, “i racconti di Nardi non cercano applausi, ma silenzi pensanti; non vogliono distrarre, ma destare”. In essi la letteratura diventa “rischiaramento”, un esperimento ontologico, un luogo in cui la parola non descrive soltanto, ma rivela.
La raccolta si apre con Cuore di pietra, in cui l’horror psicologico si intreccia al dramma della colpa e della memoria: una “strega” arcaica ritorna come simbolo del rimorso che prende corpo. In E noi abbiamo fame, la distopia si fa parabola antropologica, dove la fame fisica e morale diventa emblema della decadenza di un’umanità che si divora da sé. La sfida trasforma un duello automobilistico in una riflessione sul tempo, sull’orgoglio e sull’illusione della vittoria. Con Un canto tra le onde, la scienza e il mito si incontrano in un racconto visionario che evoca il fascino sacrilego della conoscenza. Infine Via Crucis, che dà il titolo all’intera opera metaforica del “confine”: una discesa nella memoria e nella fede smarrita, in cui il sacro si manifesta come ferita, specchio e rivelazione.
«La verità non redime, ma disvela il caos sotteso alla nostra fragile razionalità»
(scrive Di Bartolomeo).
Attraverso il confine è un libro che invita a guardare senza difese, a lasciarsi attraversare dall’inquietudine e dalla bellezza di ciò che non si può spiegare. I suoi protagonisti – uomini e donne in bilico tra realtà e visione – sono figure che abitano l’istante in cui la coscienza vacilla e l’abisso si rivela.
Con uno stile raffinato e simbolico, Nardi costruisce universi narrativi dove il soprannaturale non è fuga, ma rivelazione dell’essenza umana. Nelle sue pagine si riconosce l’eredità dei grandi maestri del perturbante – da Poe a Buzzati, da Maupassant a Lovecraft – ma rielaborata in una voce originale, densa di filosofia e poesia.
Un’opera che interroga, inquieta, consola.
Un viaggio letterario attraverso il confine dell’umano.
Cuore di pietra
È il racconto dell’origine e della colpa, un viaggio nell’abisso della memoria e del desiderio. Un autore di romanzi gotici si trova imprigionato in una realtà che sembra uscita dalle sue stesse pagine, dove la figura di una donna in rosso – sospesa tra l’amore e la dannazione – lo trascina oltre il limite della ragione. In questo incontro spettrale e sensuale, la letteratura diventa specchio del peccato e la parola una condanna.
«Poveri figli degli uomini! Siete venuti fin qui a cercare ricchezze. Ma cosa sono i tesori più preziosi, in confronto a me?»
E noi abbiamo fame
Una distopia nera e viscerale, in cui l’umanità ridotta alla fame lotta non più per la sopravvivenza, ma per la memoria della propria umanità. I protagonisti, abbandonati in una terra morente, si aggrappano a un istinto che è insieme disperazione e fede primordiale. Nardi costruisce un mondo in decomposizione, dove la fame è simbolo della perdita del divino, e la speranza un’eco lontana.
«Il sole sta morendo, la terra sta morendo, piante e animali stanno morendo. E noi abbiamo fame.»
La sfida
In questo racconto dal ritmo incalzante e teso, la velocità diventa una forma di destino. Due uomini si rincorrono tra curve e ricordi, in una gara che è un confronto con se stessi, con il passato e con la morte. L’adrenalina, il rumore, l’odore di benzina si fondono in una visione quasi metafisica del tempo: correre non significa vincere, ma riconoscere la propria fragilità davanti all’inevitabile.
«Ti ricordi i vecchi tempi, le nostre sfide in auto?»
Un canto tra le onde
Tra mito e scienza, eros e mistero, questo racconto si muove nelle profondità dell’acqua e dell’anima. Un biologo marino scopre una creatura che sfida ogni logica naturale e che, nel suo sguardo umano, racchiude il segreto di un’altra esistenza possibile. L’incontro diventa rivelazione: l’uomo comprende che conoscere significa anche profanare, e che la bellezza può essere una forma di perdizione.
«Apre gli occhi. Occhi assolutamente umani, nerissimi, grandi, lievemente a mandorla.»
Via Crucis
Il racconto più simbolico e spirituale della raccolta, dove arte e fede si confondono in una tensione mistica e dolente. Un uomo osserva un’antica immagine della Veronica e vi scorge un mistero che lo trascina dentro sé stesso: la verità come ferita, la luce come abitatrice dell’ombra. È la ricerca del sacro nel frammento, dell’eterno nell’imperfetto, della redenzione attraverso la colpa.
«La Veronica in bianco e nero diventava la soglia di un enigma: dietro i suoi occhi viveva il confine sottile tra il miracolo e la colpa, tra l’amore e la redenzione.»
