Cinema

Jules e Jim, la stagione febbrile dell’amore

«Mi hai detto: ti amo.
Ti dissi: aspetta.
Stavo per dirti: eccomi.
Tu mi hai detto: vattene.»

Nelle sere d’agosto, quando il caldo indugia sulla pelle e accende le passioni, certi film sembrano ritrovare la saison des fièvres. Appartengono a quelle ore in cui il desiderio si fa più inquieto e ogni equilibrio più fragile. È allora che viene voglia di rivederlo.

Uscito nel 1962, è uno dei film-simbolo della Nouvelle Vague e ha consegnato Jeanne Moreau alla storia del cinema nel ruolo di Catherine.

Tutto nasce da un romanzo pubblicato nel 1953 da Henri-Pierre Roché, al suo esordio narrativo a settantaquattro anni. Dietro la finzione affiorano esperienze autobiografiche: l’amicizia con lo scrittore tedesco Franz Hessel e il rapporto con Helen Grund, sua moglie.

Truffaut scoprì il libro quasi per caso e ne rimase folgorato.

On croit aimer. On croit choisir. On croit être libre.

Poi qualcosa si incrina. Catherine attraversa l’amore come se fosse incompatibile con ogni forma definitiva: desidera essere libera, e la sua libertà finisce per legare a sé anche gli altri; cerca l’intensità, mentre ogni equilibrio sembra presto trasformarsi in una gabbia. Jules e Jim vengono trascinati dentro questo movimento, fino a non sapere più dove finisca la scelta e dove cominci la necessità.

L’amour passe, revient, déplace tout.

E alla fine resta una domanda, forse la più inquietante di tutte.

Et si l’amour était plus fort que la volonté ?

___

ANTONIO DI BARTOLOMEO, nato a Venezia nel 1970, è docente di Filosofia e Storia, scrittore, editor e promotore socio-culturale. Fondatore di Pluriversum Edizioni e presidente dell’Associazione Pluriversum, sviluppa progetti che intrecciano editoria, formazione, divulgazione e iniziativa sociale.
Laureato in Economia e Commercio e in Filosofia, ha approfondito anche gli studi teologici. La sua ricerca nasce da una prospettiva interdisciplinare e da una filosofia della pluralità fondata sul confronto tra culture, saperi e differenti visioni dell’esistenza.
È autore di Introduzione al pensiero plurale (2015) e, con Natalia Re, di La gentilezza come linguaggio della responsabilità sociale. Autenticità, azione e parola (2026). Dal 2009 cura il progetto Pensiero Plurale, dedicato alla filosofia, alla spiritualità, al dialogo interculturale e alla lettura critica della contemporaneità.
Al centro del suo lavoro vi sono i temi della pluralità, della gentilezza, della responsabilità sociale e della comunicazione, nella convinzione che la cultura debba generare consapevolezza, costruire relazioni e offrire strumenti per abitare la complessità.

 

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *