Tutti possono diventare scrittori

L’idea che solo alcuni eletti possano, debbano e sappiano scrivere è un mito da sfatare. Nasce all’interno di una visione del mondo selettiva, non plurale, non democratica. Un’idea monistica, retaggio di una società dell’esclusione medievale e feudale, dove la ricchezza (e perciò la cultura) è appannaggio dei pochi ai quali, poi, deve categoricamente rimanere.

Le case editrici tradizionali hanno cavalcato il serpente di una malsana gerarchia (e, si potrebbe persino dire, discriminazione sociale), spacciando per “valutazione qualitativa dei testi” una mera selezione di nomi, quelli stranoti o quelli su cui si sia deciso di investire, indipendentemente dal valore intrinseco delle opere (ammesso che sia possibile definire una griglia di valutazione oggettiva).

È pur vero che non si può in alcun modo obbligare un editore a pubblicare autori reputati non validi, che non gradisca; è pur vero che l’impresa opera scelte, qualunque esse siano, totalmente legittime in un’economia di mercato.

È pur vero che senza alcun giudizio, lasciando passare tutto, si finirebbe per appiattire la letteratura verso il basso, con il risultato di avere prodotti editoriali assai mediocri. E basterebbe navigare un po’ in rete per rendersene conto: il web, com’è noto, non è ancora in grado di opporre efficaci filtri alla mediocritas, sicché è facile incappare in contenuti puerili o in veri e propri fake.

Ma la pochezza non si sconfigge impedendo alle persone di proporre i propri scritti. Si sconfigge responsabilizzando gli autori, accompagnandoli verso un sentiero di crescita, ampliando le possibilità di conoscenza in un clima di lealtà e, soprattutto, di umiltà.

L’autore dovrà pur capire che scrivere non è facile; come afferma Stephen King, nel suo celeberrimo On Writing,

“Se vuoi essere uno scrittore, devi fare soprattutto due cose: leggere molto e scrivere molto”.

E sì, perché scrivere richiede un apprendistato, una specie di palestra dove si sviluppi la muscolatura giusta per non dire scemenze, per scrivere qualcosa di sensato e proficuo.

Scrivere bene è questione di abitudine, non di arte (che derivi da un qualche talento o da un qualche dono di Dio). Salire le scale, correre, andare in bicicletta, guidare, come anche leggere e parlare in pubblico… non sono attività limitate a una ristretta cerchia di fortunati. Chiunque può imparare. Poi, è chiaro, più ci alleniamo più riusciremo a ottenere risultati; ma lo scrivere deve diventare una normale azione quotidiana, parte integrante di uno stile di vita salutare. In gioco c’è la capacità di comunicare, di farsi ascoltare, di dire esattamente ciò che si pensa.

Siamo le nostre stesse parole, il modo con cui le combiniamo, come le proferiamo. Ma occorre superare l’insicurezza di fondo, quel senso di inferiorità che colpisce il parlante e lo scrivente dinanzi all’autorità della cattedra, quell’indolenza e quella paura di sbagliare che conducono a riporre gli attrezzi della scrittura in uno scantinato, lasciando che si arrugginiscano.

Se non scriviamo non impareremo. Pensate forse che Hemingway se ne andasse tutte le mattine a zonzo? Che Zola si cimentasse nella stesura di un brano una volta al mese? Che non vi sia un vero e proprio programma da seguire? Che non vi sia bisogno di un trainer per svolgere gli esercizi di scrittura? Che non vi siano orari? E, in sostanza, che scrivere non richieda fatica e persino sofferenza? Se credete ciò siete molto lontani da una visione plurale del mondo.

È probabile che non v’interessi coltivare lo spirito, che pensiate ai piaceri della carne, che adoriate tuffarvi nelle serie tv, che non ve ne freghi nulla di libri e cultura, che la mente stessa sia un optional. Eppure, senza perseveranza, senza sforzo, senza una qualche architettura del pensiero non vi sarebbe civiltà.

Se non dev’essere un magnate dell’editoria a decretare chi sia scrittore e chi no, allora chi?

Tu stesso!

Ritagliati del tempo, ogni giorno, e con costanza dedicati alla lettura e alla scrittura. Senza scrivere tanto. Senza eccedere. L’importante è che tu lo faccia con una certa regolarità. Non farlo una volta a settimana in una sorta di full-time domenicale. No! Non esistono scorciatoie per diventare scrittori. La via è lunga, tortuosa e in salita. Ma puoi farcela… mettici tutto l’impegno del mondo! Che sempre, dacché il mondo è abitato da esseri umani, chi non vive non scrive e chi non scrive non vive.

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