Scrittura e lettura plurali

La scrittura e la lettura devono farsi plurali.
Evolvere nell’impostazione e nelle funzioni di interazione.

La scrittura, così com’è congegnata e impiegata, tanto nei social quanto in generale nei mass media (libri, giornali…), crea soltanto idealmente i presupposti di una comunicazione. In realtà è l’incontro di due monismi: chi scrive pensa a sé stesso come ultimo lettore, chi legge interpreta a suo uso e consumo.
Per elaborare un messaggio chiaro e preciso occorrerebbe meditarne la struttura, esprimere il proprio pensiero con calma e accortezza, secondo i principi della grammatica e della prammatica. Non si riesce, tuttavia; per quanto ci si impegni, le idee che frullano nella mente sono sempre tante e, sotto pressione di dover dire tutto e in breve tempo, si finisce per trasferire fraintendimenti piuttosto che informazioni, con la conseguenza di rettificare, spiegare, riscrivere.

Allo stesso modo, di solito, chi legge non presta la dovuta attenzione al testo, ne ignora la dimensione implicita e, insomma, ci mette del suo per non capire.

Vero che il linguaggio è in sé stesso limitato, ma, quando si scrive e quando si legge, tutti i limiti della Parola sgorgano con forza dirompente, si amplificano e si sedimentano.

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