Pluralità e disaccordo

La pluralità non persegue soltanto un formale rispetto per le idee altrui, ma esige la comprensione, l’accettazione e il ricordo dell’esperienza e del punto di vista altrui (soprattutto quando diverso dal proprio).
In condizioni di accordo, quando c’è sintonia, e si avverte vicinanza e condivisione, non ci sono problemi e tutto procede serenamente. Come per magia.

Ma è nel disaccordo che ci mettiamo seriamente alla prova.
Siamo a un bivio: conflitto distruttivo oppure discussione formativa. Un pensatore plurale mira a quest’ultima. Non è un dio. Può sbagliare anche lui, lasciarsi prendere dalla foga agonistica, giungere persino a offendere e riuscire, pur consapevole che le parole non contano più dei fatti, a scusarsi. E con l’auspicio che si permanga nei limiti di un gioco. Combatte. Tenta in tutti i modi di uscire dall’inferno della contesa oppositiva, non giocosa, non formativa. 

E di fare filosofia.

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