Omaggio alla grande Natalie Ginzburg (1916-1991)

Amava scrivere e voleva solo scrivere. Ma, sin da bambina, veniva puntualmente messa a tacere “in quel microcosmo dove tra i più grandi risuonava il lessico famigliare fatto di «sempi» e «sbrodeghezzi», «potacci» e «malagrazie»”.
Riuscì nonostante tutto a scrivere molto…

Tra le sue opere di narrativa:
La strada che va in città e altri racconti, Roma, Einaudi, 1945
È stato così, Torino, Einaudi, 1947
Tutti i nostri ieri, Torino, Einaudi, 1952
Valentino, Torino, Einaudi, 1957
Sagittario, Torino, Einaudi, 1957
Le voci della sera, Torino, Einaudi, 1961
Lessico famigliare, Torino, Einaudi, 1963
Cinque romanzi brevi, Torino, Einaudi, 1964 Caro Michele, Milano, Mondadori, 1973
Famiglia, Torino, Einaudi, 1977
La famiglia Manzoni, Torino, Einaudi, 1983
La città e la casa, Torino, Einaudi, 1984

Presso Mondadori, I Meridiani, si troveranno tutte le opere in due volumi.

Da leggere, La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg (Sandra Petrignani, Neri Pozza, 2018). Dalla nascita palermitana alla formazione torinese, fino al definitivo trasferimento a Roma, si ripercorre la sua vita poliedrica.

«È NECESSARIO SCRIVERE E PENSARE COL CUORE E COL CORPO, E NON GIÀ CON LA TESTA E COL PENSIERO.»

Ricordo che dovetti faticare nel comporre e articolare la storia. Ne riportai un senso di fatica. Ora c’è una certa misura di fatica in tutto ciò che scriviamo, ma è necessario che questa misura di fatica non sia superata mai. 

O meglio la fatica di quando scriviamo dev’essere fatica naturale e felice, ma non dev’essere mai la fatica triste e fredda del pensiero. Il pensiero, quando fatica, non diventa più grande, ma più piccolo. Diventa piccolo come un insetto. Il suo sforzo è quello d’una formica che lavora al suo formicaio. È necessario scrivere e pensare col cuore e col corpo, e non già con la testa e col pensiero.

(Natalia Ginzburg, parlando del suo romanzo breve “Sagittario”)

«L’Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l’intelligenza, come un vivido sangue. 
È un’intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. 
Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d’un ingannevole, e forse insensato, conforto.»

(Natalia Ginzburg, da “Le piccole virtù”)

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