Niente paura

Una riflessione di Federico Pierlorenzi, autore di Setta. L’altra schiavitù.

 

Così recitava una canzone di un famoso cantautore italiano qualche anno fa.

E noi ci troviamo nel bel mezzo di un periodo storico marchiato dalla paura.

Nel web ha imperversato per mesi la frase: “…al tempo del corona virus” facendo l’eco al titolo di un famoso film: “L’amore ai tempi del colera”.

La percezione collettiva è schiacciata dalla paura.

L’ho potuto vedere nei miei alunni (6-13 anni) che, avendo meno sovrastrutture psicologiche rispetto agli adulti, durante le video-lezioni mi hanno mostrato una gamma variopinta di reazioni e di tentativi di soluzioni comportamentali a questo periodo opprimente. Lo si vede dalla pubblicità alla televisione dove da un lato si spinge verso l’ottimismo e dall’altro si pubblicizzano forse per la prima volta in maniera così esplicita psicofarmaci da banco per reprimere l’ansia. Lo si vede, secondo alcuni, dal fatto che durante il lock down hanno chiuso tantissime attività ma i tabaccai no. I tabaccai no perché non puoi togliere di colpo a qualcuno la sua personale dipendenza. Quella dipendenza che gli permette, grattando via un po’ di presente con la speranza di realizzare un’effimera vincita che assomiglia tanto a una tassa sui sogni, di sostenere psicologicamente la vita pesante di tutti i giorni e ancor di più le imposizioni sociali e personali derivate dalla gestione della situazione di emergenza del covid-19.

Chi ha paura non si muove.

Come la preda che nascosta nel cespuglio, per un istante, smette di respirare per cercare di percepire da dove arriverà l’attacco del predatore. Conosco persone il cui istante di non respiro dura ormai da anni; d’altra parte chi non ha paura non si muove.

Come i quaccheri o i moroni inglesi che pur di non venire perseguitati e uccisi per la loro fede nel 1600 se ne fuggivano attraverso un periglioso viaggio della speranza verso le nuove Americhe (ma con loro partirono anche i conquistadores che importarono nella nuova terra la paura attraverso la violenza).

E allora come se ne esce?

Paura sì o paura no?

So che può suonare assurdo ma la paura genera solitudine e la solitudine genera soluzioni.

LA PAURA DELL'IGNOTO
La danza macabra, da IL SETTIMO SIGILLO, di I. Bergman

 

 

 

 

 

 

 

La salvezza passa attraverso la paura, essa ne è la causa prima. Chi sta bene dove sta, non si muove, anzi costruisce effimeri muri mentali e psicologici per congelare, e quindi uccidere, istanti di benessere nella vana speranza che durino per sempre.

Chi sta male invece viene spinto a partire. Non si può avere tutto dalla vita. Non siamo tutti come Cristoforo Colombo che aveva un’idea chiara, e sbagliata, ed è partito per andare verso qualcosa invece che fuggire da qualcosa, come i quaccheri e i mormoni. Ma se la vita ci passa limoni è il momento di fare una gustosa limonata. Si può partire anche dal tentativo di fuggire per approdare in terre interiori che ci cambieranno la vita.

Il faro di questo viaggio deve essere il mio desiderio. Ciò che mi fa stare bene, ciò che riempie la mia vita di gioia. Lo possiamo vedere nei bambini piccoli: per un nonnulla mostrano il loro miglior sorriso sdentato e la gioia che provano travolge e contagia tutte le persone che hanno intorno.

Ma ognuno di noi è stato bambino, ognuno di noi conserva dentro di sé quel sogno, quel desiderio. Di fronte alla paura l’esercizio da fare è guardarla negli occhi e, attraverso i suoi occhi, trovare quel desiderio che abbiamo sepolto come un cadavere sotto alle imposizioni esterne, sotto alle abitudini, sotto alle piccole e grandi dipendenze a cui ci siamo legati per non affogare nel mare della vita.

Cosa mi rende felice?

Cosa desidero davvero?

L’esercizio della lista dei sogni o dei desideri è molto utile per scavare affondo e ritrovare, sotto cumuli di macerie di una vita da cui mi sono lasciato condurre giorno per giorno invece di condurla io, il bambino che dentro di me ha già ciò che lo rende felice e ci sta ancora giocando.

Un caro amico a cinquant’anni suonati colleziona album di figurine e le scambia con i figli degli amici. Un altro si perde in lunghissime passeggiate tra ruderi antichi carichi di storia. Un altro ancora passa la sua intera estate a cucinarsi sopra al lettino in spiaggia come una bistecca sopra al barbecue. Un altro ancora ha pianificato il lavoro in modo tale che possa permettersi almeno quattro viaggi all’anno di almeno dieci giorni in giro per il mondo. Io stesso, nel mio tempo libero, creo e sviluppo giochi da tavolo. E questo mi fa stare bene.

Ognuno sa, in cuor suo, cosa lo rende felice e quale vita vuole condurre per riuscire ad esserlo. Il “segreto del successo che nessuno vi svelerà mai” è agire per realizzare in concreto quel desiderio, indipendentemente da cosa pensano-dicono-fanno gli altri.

Per fare ciò bisogna obbligatoriamente essere in solitudine. In questa fase delicata di scoperta dell’obiettivo devo essere solo con me stesso.

Se interagisco con un’altra persona il mio sogno, il mio desiderio diventa il nostro. Che è molto bello ma che non è più il mio. Prima di condividere un obiettivo con un altro devo avere chiaro qual è il mio obiettivo. Altrimenti invece di trovare il compagno di viaggio che condivide il mio stesso desidero troverò un desiderio che non è il mio (ma neanche il suo). Devo avere una zona soltanto mia di cui sono l’unico responsabile. Devo ritrovare ciò che ho abbandonato per compiacere gli altri, per sentirmi accettato da una società che sta implodendo nel vortice della paura. Sono sicuro di voler davvero prendere parte a questo delirio collettivo?

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