Mongoli e pluralità

Genghis Khan Monument, Sukhbaatar Square, Ulaanbaatar, Mongolia

Sapete chi portò i limoni in Cina e gli spaghetti cinesi in Occidente?

Gengis Kahn. Che molta storiografia ha dipinto come un essere barbaro e assatanato. Riuscì ad assoggettare innumerevoli popoli, a fondare uno dei più grandi imperi, a porsi come capo indiscusso ed eccellente stratega militare. In fondo, conosceva l’arte della guerra come pochi. Ed era… udite udite… un pensatore plurale. Sapeva sfruttare la commistione di culture, avvantaggiarsi delle conoscenze he che gradualmente conquistava. Era sua abitudine, allorché entrava trionfante nelle città, di riunire i più importanti scienziati del posto, e astrologi, scribi, dottori della legge, filosofi. Nei ranghi del suo esercito c’erano interpreti e traduttori con lo scopo di permettere la comprensione delle culture dei popoli sottomessi e quindi di giovarsi degli apprendimenti che ne derivavano.

In fondo, pensateci bene… il cannone, che rivoluzionò il modo di condurre le guerre, è il prodotto della fusione di polvere da sparo nera cinese, lanciafiamme di origine greco-romana, poi riadattati dai musulmani e lavorazione dei metalli europea.

Come dire: chi tende a chiudersi in sé stesso è destinato a perire…

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