Milano: una città plurale sempre all’avanguardia

Ieri ho visitato il nuovo skyline di Milano, con i suoi grattacieli decisamente cool e un’architettura tecnologica mozzafiato.

Sapete, io sono un sostenitore delle tecnologie. Dal Commodore 64 al MacBook Pro non mi sono mai fatto mancare nulla, sempre in prima linea con Smartphone, E-reader Kindle e 8K. Mi ritengo uno tra i pochi non moralisti che continuano a pensare alla civiltà come superamento della natura, che considero leopardianamente maligna e kantianamente temibile; natura non significa disprezzo per la modernità ma sfondo ideale ove questa s’innesti. E, per converso, razionalità non significa soffocamento e procedura, ma lucidità mentale, progettualità e fonte di organizzazione sociale.

E in quella bella zona milanese mi sembra che l’impresa sia ottimamente riuscita.

Un vero fiore all’occhiello è il Bosco verticale, uno spettacolare grattacielo padre e un palazzo figlio che svettano con le loro essenze arboree, tra arbusti e persino alberi ad alto fusto, distribuite su tutte e quattro le facciate.

È chiaro l’intento: combinare naturalezza e tecnica, apportando peraltro effetti benefici all’ambiente. Invero il microclima della struttura genera umidità, filtra le polveri sottili, attenua l’inquinamento acustico e depura l’aria sottraendo CO2 dall’atmosfera. Incredibile idea…

Poi, passerelle in acciaio e piazzetta dotata di magica fontana, ove i bambini giocano spensierati. E c’è pure un delizioso punto vendita della Feltrinelli (ove passerei giornate di lettura e scrittura).

Tutto molto bello. Come i milanesi, gente misteriosamente laboriosa, destinata a prosperare sin dai tempi di Sant’Ambrogio. Magari alla guida sono un disastro (ho rischiato di essere investito un paio di volte sulle strisce pedonali), ma si respira aria di cultura, freschezza e pluralità nonostante gli autovelox.

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