Marina e Marino: una scomoda identità

Ci sono storie che inducono alla rassegnazione e altre alla commozione. Quella di Marina fa piangere… e noi che siamo dei salici piangenti sfegatati non abbiamo più fazzoletti.

Si narra… che Marina, figlia di Eugenio e di Eugenia, per seguire il padre allorché questi, rimasto vedovo, entrò in monastero, si finse un eunuco di nome Marino.

Una donna prosperosa che si finge un umile ometto!

Incredibile!

Non poteva vivere da sola, non poteva stare senza suo padre; ma, per poter entrare in quel cenobio vietato da sempre al sesso femminile, dovette fingersi uomo.

Purtroppo, suo padre presto morì e lei si dedicò all’ascesi. Quando un giorno, la figlia di un locandiere alla quale prillavano gli ormoni, vide un galante soldato e se ne invaghì… Ci stette e rimase incinta. Non potendo rivelare di essersi concessa a un viandante, attribuì la colpa a Marino che, in quella stessa notte, aveva alloggiato nella locanda insieme ad altri due confratelli per svolgere una commissione ricevuta dall’igumeno. Questi, appresa la cosa dal padre della ragazza, espulse dal monastero Marino/a, che si stabilì in una spelonca vicino alla porta del cenobio.

Il locandiere gli/le portò il bambino appena nato e Marino/a lo nutrì con il latte che gentili pastori del circondario diedero in dono. Dopo tre anni, l’igumeno si convinse a riprendere Marino nella comunità monastica, con il bambino, destinato alla vita monacale.

Solo dopo la sua morte, al momento della levatura della salma per la sepoltura, si scoprì la sua identità: i presenti rabbrividirono: non si trattava di un maschio ma di una donna… una donna che non avrebbe potuto mettere incinta nessun’altra donna!

In quel frangente la figlia del locandiere, invasa dal demonio, confessò l’inganno.

Troppo tardi: Marina-Marino era già passata a miglior vita.

Ma finché c’è vita c’è speranza per tutte le marine e per quasi tutti i marini del mondo.

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