L’Uno contro la Pluralità

L’Uno, in quanto concetto, e in tutte le sue articolazioni nominali, non possiede alcuna potenzialità denotativa; neppure la singolarità e l’individualità possiedono i tratti ideali dell’Uno. Se anche in una stanza vi sia un solo letto non si può affermare che, in assoluto, esista un solo letto, che sia l’unico, che sia impossibile trovare un altro letto in un’altra stanza (d’albergo, per esempio!). L’oggetto di un concetto è un costrutto linguistico, una definizione, non una forma reale del cosmo.

«Il concetto ha a che fare […] con l’assenza dell’oggetto o, in altre parole, con la mancanza di una rappresentazione compiuta dell’oggetto» (H. Blumenberg, Teoria dell’inconcettualità). Il plurale, invece, non è solo concetto, ma anche soggetto: è sia il cosmo, la totalità delle singole parti (SOGGETTO), sia una certa caratterizzazione di cosmo, non inteso in senso unitario e immutabile, ma diveniente e in-finito (CONCETTO). La totalità delle singole forme (plurali) e divenienti è propriamente il cosmo plurale, che per l’appunto denota quella. L’Uno non denota che se stesso, è puro concetto a-soggettivo, eppure ha sempre provato a identificarsi con il cosmo (non a caso denominato UNIVERSO).

Già per gli Stoici l’Uno coincide con il Tutto (sovente al termine hen preferiscono pan), ma non può esserlo, un tutto… perché non è possibile raccogliere ad unicum tutto il plurale costituirsi e disfarsi di forme reali). Plotino, con la dottrina neoplatonica dell’emanazionismo ne fa un essere creatore – qualsiasi ente è un prodotto dell’Uno, come se fosse un prolungamento dell’Uno, di modo che permanga un collegamento tra l’Uno e i Molti, tra il Padre e il Figlio (M. Abbate, Parmenide e i neoplatonici. Dall’Essere all’Uno e al di là dell’Uno). Da allora, come per disgrazia, nessuna forma del cosmo è pensata come indipendente dall’Uno, o anche solo come diversa dall’Uno.

Del resto, non potrebbe neppure vivere, l’Uno, senza aggrapparsi alle forme reali della pluralità. Ingaggia una guerra concettuale senza accorgersi che negare la pluralità significa negare se stesso (mentre LA NEGAZIONE DELL’UNITÀ NON SMENTISCE MA AFFERMA E RAFFORZA LA PLURALITÀ).

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