L’Ombra programmata per uccidere

L’Ombra[1] non è solo una figura del Giorno, il bidimensionale che ci accompagna a ogni passo; è anche e soprattutto una creatura della Notte, che perseguita le sue vittime mentre dormono – l’archetipo dell’intangibile che attanaglia l’essere, preannuncia la fine e le vertigini della Morte. Ne è l’archetipo mitologico.

L’informe si nasconde ovunque la luce non trapeli. Subdolo e impalpabile, poderoso e invincibile, l’ondivago fantasma sgorga dagli interstizi del reale per colpire d’improvviso il suo nemico.

Buio e oscurità suscitano nel cuore dell’uomo inquietudine e smarrimento. E mentre aggettivi come luminoso, chiaro o solare richiamano l’idea della gioia, della felicità e della vita, parole come oscuro, cupo e tetro evocano l’asfissiante incertezza in cui versa l’umanità minacciata dalle ombre ineffabili.

La notte stessa è un’ombra, non solo il momento in cui gli esseri viventi si riposano e si ritemprano per essere pronti ad affrontare le battaglie di un nuovo giorno melenso; è anche il momento delle tenebre, quando è pericoloso muoversi, imprudente aggirarsi per le vie d’una città invasa da corpi estranei (non già viventi, ma defunti). Se non si vede bene o non si vede affatto ciò che sta intorno, è difficile orientarsi. Non ci sarebbe troppa differenza tra intravedere e non vedere affatto – se non che il non vedere è un assoluto mentre l’intravisto è un relativo. L’opaco è il precario per eccellenza, ciò che genera pensieri inquietanti e angoscianti al cospetto di figure inconsuete, incontenibili, sospette. Il buio totale sopprime anche queste. L’opaco es-pone un velo tra la realtà e l’apparenza, offrendo all’apparenza lo scettro della supremazia. Il buio assoluto s-vela il Nulla, ma offre all’Essere lo scettro della supremazia.

Pensate alla vostra incolumità fisica, minacciata, all’uomo invisibile già pronto per aggredirvi. Pensate alla sua ombra, che non vedete, a piè del letto.

Sfiora la vostra pelle, ma non potete accorgervene, perché rapiti da Hýpnos. Ora penetra con il suo fluido esiziale nelle fibre del vostro corpo, incuneandosi nelle vene, alterando emozioni e ricordi, insediandosi infine nel vostro pensiero fino a dominarlo. Con tutti i suoi involucri multiformi e informi – il Diavolo, il Vampiro, l’Orco, la Bestia – l’ombra dell’uomo invisibile vi aspetta all’angolo, per trascinarvi nel baratro della Follia.

Anche un semplice rumore, la percezione colta con la coda dell’occhio scatena reazioni incontrollabili, un abbassamento della pressione sanguigna e della temperatura corporea, diminuzione del battito cardiaco e della tensione muscolare, abbondante sudorazione e dilatazione della pupilla. Il risultato di tale alterazione è una sorta di paralisi, ossia l’incapacità di reagire in modo attivo con la fuga o il contrattacco, e si può persino morire di terrore per collasso cardiocircolatorio. La paura fa percepire il fruscio del vento come il sibilo di un dardo lanciato nel buio.

Più l’ambiente è prosaico più impaurisce; e più l’ombra si sottrae alla vista più prende forma la certezza che qualcosa stia per succedere. Che qualcuno stia per arrivare.

È il momento propizio per il ninja, l’Ombra programmata per uccidere, l’inumano spettrale pronto per trafiggervi e strapparvi il cuore dal petto e darlo in pasto ai lupi.

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[1] Oltre i testi di Jung sull’argomento, cfr. M. Trevi e A. Romano, Studi sull’ombra, Raffaello Cortina, Milano 2009; R. Casati, La scoperta dell’ombra, Laterza, Roma-Bari 2008.

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