L’obsolescenza infernale che incombe

Viviamo nell’epoca dell’obsolescenza strisciante, cioè in condizioni di invecchiamento precoce e imponderabile; così rapido che non si è in grado neppure di coglierne il senso. Non è del progressivo decadimento fisico che intendo parlare – siamo destinati a invecchiare, lo abbiamo appreso sin da giovani; abbiamo subito capito l’andazzo della vita. No, non è il nostro corpo a impensierire. Sono gli stramaledetti prodotti hi-tech che mi angosciano le giornate, un tempo trascorse per strada e nelle piazze, con il pallone in mano, adesso vissute all’ombra di un display. I loro inventori ci hanno resi schiavi del tempo e dello spazio.

No, non corriamo più estasiati nei campi… rincorriamo l’ultimo modello di smartphone e la miglior offerta di giga, minuti ed sms.

Compri un telefonino e non appena compie i due anni di vita, allo scadere della garanzia, tact!, scivola tra le dita e ruzzola a terra, disgraziatamente dalla parte del vetro. Esisterebbero materiali infrangibili. Ma neanche per sogno! Le alte tecnologie dell’Oriente non lo prevedono: è con il vetro più fragile del cosmo che Samsung, Apple, LG, HTC, ZTE, Huawei, Xiaomi… fabbricano la tua protesi cellulare. E se il buon Mac subisse un urto e non ti venisse un infarto al momento, sei rovinato: non dubitare… è partita la scheda madre… puoi giurarci! Con frammenti di vetro conficcati nelle caviglie e nel pancarré impregnato di Nutella, e con l’animo altrettanto desolatamente in frantumi, ti avii ad intraprendere la trafila ignobile dei servizi di assistenza… che ti spillano mezzo stipendio anche solo per concederti la grazia di un preventivo in formato digitale. Per eludere il pagamento occorrerebbe dar seguito alla riparazione. E che sarà mai? O ripari a botta di culo o paghi e lo prendi in … !

“Le cose andranno peggio prima di andar meglio!” O, detto in altre parole, “Se qualcosa può andar male, lo farà”. Oppure: “Se c’è una possibilità che varie cose vadano male, quella che causa il danno maggiore sarà la prima a farlo”. Non si scappa… sono le ben note leggi di Murphy.

Un materiale che si rompe facilmente – si dice – è fragile. Il vetro è un materiale fragile; anche la ceramica si rompe facilmente al minimo urto. I piatti stipati in cucina sono di ceramica (che, a sua volta, deriva dall’argilla, terra cotta nel forno dopo averla inumidita e modellata secondo desiderio). Eppure, ceramica e vetro sono materiali “duri” con riguardo a compressione: se premiamo con forza, resistono. Un bicchiere di vetro non si schiaccia; lo schermo del televisore, anch’esso di vetro, non si deforma: supponiamo di vedere il volto baffuto di Salvini a Studio Aperto, e dietro di lui quello smunto di Berlusconi; si provi a spingere il televisore contro il muro: è cazzo che sfondiate la parete, senza smantellare i volti di chi smantellerebbe voi stessi se malauguratamente venisse eletto. Ricorda: “Quando ti macchi irreparabilmente una maglietta, è sempre la tua preferita!”. E se il pancarré di cade, ti cade dalla parte della cioccolata.

Perché? Perché tutto è programmato per rompersi, affinché sia prontamente gettato via in cambio del new model già disponibile in bella mostra nei centri commerciali. Con lo sconto del 5%. Succede persino coi libri di scuola: confrontate la prima edizione di un qualunque manuale con la più recente: troverete rimescolamenti di pagine e capitoli, titoli più accattivanti, copertine dal colore più smagliante… ma le medesime stronzate in quanto a contenuti.

Ogni innovazione è presentata come indispensabile, dimenticando che ciò che serve veramente è quel poco di essenziale che la natura già offrirebbe. Gratuitamente. Ma l’uomo del XIX secolo ha cominciato a dar di matto alla prima fiammata di locomotiva. Non s’è fermato più. Avanti tutta! Prima c’erano i carri armati. Ora i droni. L’uomo non nutre interesse per le cose semplici, illuso com’è che l’artifizio è più intelligente. Ma de che?

Ora, non si tratta di condannare la tecnologia e l’informatica; è il modo con cui vengono spalmate negli anni, secondo un programma-truffa di scansioni rateali che ti fanno pensare a un lavoro continuo di ricerca e di sviluppo, mentre in realtà l’invenzione risale a qualche decennio o ventennio prima. Le tappe evolutive del progresso industriale sono nascoste dal manto della mistificazione, in quanto applicate a piccole dosi, sbriciolate come biscotti Crackers. Tutto funziona alla perfezione se il cliente – o l’utente, che dir si voglia – rinuncia al vecchio per accaparrarsi il nuovo in una folle rincorsa del Nulla.

“Obsoleto” significa, letteralmente, ‘superato’.

Siamo noi stessi perennemente superati e infinocchiati da un sistema economico proteso al guadagno e all’effimero.

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