Meditazioni sull’editoria

Una casa editrice seleziona… si sente spesso dire. È vero. È ben noto.
Ma come avviene la valutazione di un testo?
Anzitutto, si valuta il testo o la commerciabilità dell’autore?
Immaginiamo due situazioni:
1. Tizio sostiene di aver raccolto 200 prevendite oppure chiede 200 copie per sé;
2. Caio si lamenta di aver perduto il lavoro e, non avendo amici, può offrire solo il manoscritto.
Indipendentemente dalla qualità del testo, chi pubblichereste voi?
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Chi osteggia le case editrici a pagamento di solito è anche presuntuoso. Crede di aver prodotto un capolavoro, e non accetta di versare contributi per la stampa; al contrario, si aspetta cospicue royalty.
Un editore valuta in base al livello di presunzione che, peraltro, pullula tra gli emergenti?
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Di certo, non è giusto illudere chi non ha alcun talento. E non è neppure conveniente. Un filtro è necessario. I piediscritti vanno categoricamente rifiutati. Anche se l’autore sborsasse fior di quattrini, per onestà intellettuale, correttezza professionale e slancio ideale, bisogna trovare il coraggio per arrestarne la foga e cestinarlo.
Eppure, posso assicurarvi che almeno due terzi di ciò che arriva in redazione e un quarto (sic!) delle pubblicazioni Pluriversum sono testi scadenti. Con l’editing li abbiamo migliorati, ma se la sostanza non rivela nulla, la forma, per quanto rielaborata, non può aggiungere molto.
Hanno pagato costoro? Assolutamente no! Hanno venduto? Macché!
E allora?
C’è qualcosa che non torna…
È stato un errore inconsapevole o una scelta strategica?
Lascio al lettore la risposta…
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Sia ben chiaro: l’editing è fondamentale. Ma temo non sia apprezzato. Se a compierlo è lo zio che insegna italiano, il freelancer della porta accanto o un’agenzia letteraria, e si paga il servizio, non vola una mosca. Se a mettere mano al testo è l’editore stesso, dio ce ne libreri… è come se i neuroni autoriali cominciassero a danzare come i dervisci roteanti: “Il suo lavoro non vale, cacchio… se ha valutato positivamente il testo, significa che andava bene! Una manciata di refusi da eliminare, qualche capoverso da aggiustare, un po’ di virgole da eliminare, e amen”.
Poi capita pure che gli autori non comprendano gli interventi correttivi, e fanno osservazioni ad libitum.
A maggior ragione, l’editing dell’editore non ha alcun valore.
E voi impegnereste tempo e risorse per svolgere un lavoro in queste condizioni?
Pluriversum lo ha fatto!
Come mai?
Date voi una risposta…
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Non sono pochi quelli che non danno prospettiva al proprio scrivere.
Chiudono il cerchio dopo la prima pubblicazione, non prestando alcun tipo di collaborazione, essendo convinti che hanno già dato… e che sia deputata a promuovere il libro la sola casa editrice.
Io dico: non basta saper scrivere! Occorre anche saper comunicare la propria scrittura.
Vuoi essere uno scrittore? Scrivi cose belle, poi dimentica la tua scrittura e realizza un progetto comunicativo. Inventa qualcosa per dialogare efficacemente con i tuoi lettori. Discutine con il tuo editore e passa all’azione. Ma agisci, non startene con le mani in mano.
Mentre la scrittura, in sé stessa considerata, è principalmente piacere o, se preferite, passione, e non può e non deve avere alcun vincolo, né essere pensata come fatica, men che mai come prestazione orientata a un guadagno, per non corrompere la fluidità dell’atto creativo in sé, la divulgazione della propria opera è una fase successiva e complementare, indispensabile quanto l’acqua per le seppie, un impegno, questo sì un lavoro da compiere con grande attenzione per non bruciarsi.
Una casa editrice che non sostenga gli autori e non offra alcun tipo di supporto in questa fase importante della realizzazione di un libro non serve a nulla… Se l’autore fosse chiamato a svolgere tutto in autonomia, a che serve un editore? Meglio sarebbe se ci si rivolgesse al self-publishing, no?
Talvolta, però, gli autori voltano speditamente strada e pubblicano con altre case editrici, credendo di allargare la rete di contatti e sfruttare più serbatoi.
Ognuno può fare ciò che vuole, per carità.
Ma un autore che guarda alla quantità e non investe su di sé avrà poco futuro.

(Antonio Di Bartolomeo
Marketing e Comunicazione)

#pluriversumedizioni
#writingpromotion

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PLURIVERSUM EDIZIONI

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