L’infinito è la dimora della libertà

Sono anni che scrivo articoli. Mi è capitato di produrne anche due o tre al giorno. Avrò ripetuto mille volte e in tutte le salse che la pluralità, per come la intendo io, non è e non può essere né di destra né di sinistra.

Ma non c’è niente da fare. L’arroganza e l’ignoranza di chi si ostina a criticarmi senza cognizione di causa non hanno limiti. Sentirmi affibbiare i più svariati nomignoli e persino accusare di far becera propaganda di sinistra qualche volta mi fa sorridere… eppure costituiscono l’ennesima conferma che sarebbe meglio non divulgare alcunché. Smettere di scrivere e dedicarmi ad altro…

La filosofia della pluralità propugna un’identità camaleontica, dove si è tutto e niente; potrei dunque riuscire a deporre la penna in un batter di ciglia! Se non fosse per qualche forza straordinaria del cosmo che mi riporta nell’arena del mio animo, spingendomi a chiarire progressivamente la mia filosofia.

A chi? A me stesso, prima di tutto.

E mi ritrovo a lottare contro ogni forma di monismo (compreso dualismo e trinitarismo), ormai dilagante e sin troppo libera di ricondurre l’umanità nelle trincee. Dal momento che il razzismo e gli autoritarismi sono alcune delle più gravi declinazioni monistiche, mi ritrovo a difendere, con la forza delle idee e della condotta plurale, una società democratica cosmopolita, capace di valorizzare le differenze e protesa all’accoglienza degli immigrati, al riconoscimento dei diritti di tutti e alla concordia civile.

Significa essere di sinistra?

No… semmai la sinistra, nel caso accolga questi valori, è plurale.

Una filosofia della pluralità si pone al di là delle fazioni politiche, in un certo senso al di là della politica stessa. E io stesso sono incline a guardare stoicamente/platonicamente tutto dall’alto, abbracciando ciò che di volta in volta si mostra compatibile con gli indirizzi della pluralità, disponibile a seguire il vento della creatività, senza con ciò pretendere che qualcuno mi sostenga, anzi diffidando chiunque mi consideri un Maestro a non farlo… La pluralità non definisce una dottrina. E non deve mai ridursi a fondamento di un movimento politico, religioso, culturale.  Sconfesserebbe sé stessa.

A me non interessa prendere posizione pro o contro Salvini; non ne condivido l’operato per molte cose. Ma che volete? La penso così! Ritengo il linguaggio di alcuni leghisti troppo semplicistico e talvolta violento; non si adatta al mio modo di rappresentare il mondo. Sto forse dicendo di condividere chi, da sinistra, insulta Salvini e i suoi adepti apostrofandoli con parole offensive quali “razzisti”, “ebeti”, “zotici”? No, per niente. L’insulto non è mai buono. Rispondere pan per focaccia non porta a nulla. Gli estremi sono sempre da evitare; conoscerli ma evitarli. Polarizzandosi, le idee si giustappongono e confliggono; odiandosi, si neutralizzano a vicenda. È fondamentale invece innalzare difese pacifiche, resistere alla tentazione di opporsi alla violenza con la violenza (sebbene la natura sembra evolvere in base alla legge del più forte e il mondo dia continuamente prova di non essere all’altezza della pratica cristiana-gandhiana della nonviolenza).

La pluralità è un modo d’essere della realtà; un pensatore può dirsi plurale se riesce a conformare la propria azione alla struttura diveniente e plurale del cosmo, ma anche se idealmente cerchi in tutti i modi di conformarsi con il pensiero. E se riesce, appunto, a essere plurale (o se lotti strenuamente per esserlo) sarà andato ben oltre la prospettiva soverchiante dell’Uno, avendo evitato altresì lo sfaldamento e le divisioni procurati dalla molteplicità.

Tra molteplicità e pluralità c’è uno scarto di ordine quantitativo e qualitativo. La molteplicità è invece strettamente legata all’unità: ne descrive lo spazio caotico e conflittuale di compresenza, ne anticipa le implicazioni, così come aveva sostenuto T. Hobbes.

La pluralità è infinità. E l’infinito è la dimora della libertà.

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