L’editoria a pagamento sa bene camuffarsi

Quante sciocchezze trovo disseminate qua e là nel web sullo spinoso argomento del self-publishing. Magari conoscete già la mia avversione a un meccanismo di pubblicazione easy & fast che appiattisce verso il basso la qualità dei libri in circolazione… e non sono pochi 70.000 titoli in un anno. Quanti ne provengano dal self non lo so, ma poco importa. 
Non bisognerebbe demonizzare nulla… 
Conosco amici che hanno favorevolmente sperimentato le procedure del self… gente che preferisce per natura il fai da te, e non sarebbe giusto biasimarne le scelte, vista la scadente offerta dell’editoria tradizionale.
Il self ha una buona distribuzione online… soprattutto per e-book. E permette di fare esperienza diretta nel campo editoriale… 
Tuttavia, io perseguo una filosofia della collaborazione e della selettività. Resto un sostenitore del modello tradizionale, nonostante i suoi limiti e le sue nefandezze. 
Basterebbe un piccolo sondaggio: quanti libri in self-publishing hai comprato negli ultimi 2 anni…? Sinceramente… 
Basterebbe rispondere con coraggio, per sconsigliarne poi l’utilizzo soprattutto a chi vede nel self l’ultima spiaggia per coronare i propri sogni di gloria.

In realtà, appunto, tranne qualche eccezione, chi si getta nel self si getta nel vuoto. E comunque il self rientra, per quanto lo si voglia occultare, nella categoria di editoria a pagamento…

Infatti, un testo grezzo ha sempre bisogno di editing, e quindi di qualcuno che s’impegni a correggerlo, se non addirittura di qualcuno disposto a elargire consigli. Nelle case editrici serie i servizi editoriali non sono a pagamento, perché sono considerati “funzionali alla pubblicazione”. Non se ne può prescindere.

Come fare nel self? A meno di non avvalersi dell’amico professore di turno, che comunque in cambio qualcosa prima o poi reclamerà, sarà necessario fare delle ricerche per trovare un editor freelance a basso costo, oppure rivolgersi ai servizi editoriali della piattaforma ondemand, che, peraltro, può fornire anche cover e impaginazione… a pagamento.
Beh, su… nulla è gratis!

L’impaginazione spesso si sottovaluta. Si ritiene sufficiente creare un pdf tramite word office… con numero di pagine anche nella pagina dell’indice e con font puerili. Invece è un lavoro complicato che si svolge grazie a programmi editoriali professionali. Qualcosa che un editore possiede e conosce, mentre un semplice autore no. Se a costui balenasse in mente l’idea di acquistare online la suite Adobe… sarebbero cazzi amari… oltre alla spesa di diverse centinaia di euro, dovrà mettere mano al portafoglio per l’acquisto di video-corsi sull’argomento… litigare con la moglie e mettersi a studiare forsennatamente, finché non manderà tutto all’aria… compresa la moglie.

Per non parlare del discorso promozione. Scrivere è bello. A chi non piace starsene in canottiera dinanzi a un desktop a fantasticare per ore e ore…? Anche stampare è facile. Abbondano tipografie digitali… da 50, 30, 10 copie. Il difficile è piazzarle, farle leggere a qualcuno che non sia un parente o un amico di lunga data. 
Il punto nevralgico dell’impresa editoriale è la promozione. Ed è qua che il self alza le mani in segno di resa incondizionata. Ed è qui che si gioca la credibilità di una casa editrice tradizionale. 
Se sei da solo i costi di promozione li sosterrai da solo. Da solo organizzerai presentazioni e reading, realizzerai locandine e bigliettini da visita, a meno che tu non finisca nelle grinfie di qualche promoter interessato ai tuoi soldi e non al tuo libro! 
Se hai dietro una casa editrice, invece, potrai giovarti della sua rete di contatti, proporre tu stesso idee, o, perlomeno, concordare una ripartizione di spese per organizzare eventi vantaggiosi per entrambi.

Poi… c’è un altro bel problemino da affrontare: la distribuzione.
Il self stampa solo ciò che viene ordinato, dall’autore stesso e da qualche impavido lettore… Questo permette, giustamente, di minimizzare costi e carta. Ma evidentemente non ci sono in circolazione copie che non appartengano all’autore. È un po’ limitativo, no? Costui, quando baciato dalla fortuna, riesce a lasciare un paio di copie al libraio sotto casa, qualcun’altra la vende online dal proprio blog… e una decina le regala ai condomini del proprio palazzo… la scusa per conoscerli e farsi, finalmente, salutare per le scale.

Tutto si risolve in un nulla a pretendere, perché il self non è altro che tipografia a pagamento, che può permettersi di remunerare royalty più alte come specchietto per le allodole e di non contemplare il diritto d’autore solo perché del tuo anonimo libro non gliene frega una minchia.

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