L’abito non fa il monaco

Sorseggiavo un ginseng al Bar Nazionale, in pieno centro storico di Ferrara, ove il brusio dei leghisti si sovrappone al bisbiglio della sinistra, quando a un tratto il mio sguardo viene catturato da un signorotto ultracinquantenne che sfoglia con delicatezza inusitata La Gazzetta dello Sport dinanzi a un invitante prosecco.

In particolare, mi ha colpito la sciarpa a pois e un modello di sneakers davvero di tendenza. Aveva l’orecchino, il codino, una folta barba e un tatuaggio sul polso.

Ho meditato sull’essenza dell’eleganza. Ho estratto il taccuino e ho trascritto quanto segue.

L’eleganza è innata, un dono di natura elargito a pochi umani baciati dalla dea Fortuna e dal dio Apollo. Non puoi improvvisarti un gentleman dalle fattezze ricercate e dai movimenti raffinati. Risulteresti posticcio e grottesco. Devi essere te stesso!
Eleganza è spontaneità, una combinazione di elementi disposti secondo naturalezza e armonia.

Non basta d’altronde vestirsi bene, con camicie firmate e pantaloni alla moda. È proprio vero… l’abito non fa il monaco! Per essere eleganti occorre saper indossare gli abiti prescelti, i quali devono dare risalto alle movenze del corpo e non brillare per sé stessi. Le mani, il viso, le gambe: tutte le parti corporee hanno un ruolo fondamentale. Un movimento brusco o troppo lento può annichilire il desiderio e dissipare l’attrazione.

Tutte le donne agognano un uomo elegante, che sappia osservare, parlare, pensare. Anche, sorridere. E, soprattutto, amare.

L’eleganza non è neppure questione di altezza o di peso: anche un mingherlino può affascinare; una donna in carne può generare fantasie erotiche e fischi a volontà.

Una delle foto più belle di Jacqueline Kennedy Onassis è quella che la ritrae a piedi seminudi per le vie di Capri con una t-shirt nera e un paio di pantaloni bianchi, nella sua assoluta semplicità, la quintessenza plurale dell’eleganza.

​L’importante è trovare un modo proprio di stare al mondo, un atteggiamento speciale e inimitabile, espressione di grande personalità e di identità.

​(di Antonio Di Bartolomeo)
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Lo stile minimal lanciato nei ’70 da Jackie ‘O, in vacanza a Capri, è diventato simbolo dell’isola, seguitissimo ancora oggi. Dal make up sunkissed alle acconciature più easy, il look che strizza l’occhio all’etnico in chiave chic.

È noto l’amore di Jacqueline Kennedy per l’isola di Capri, ove trascorreva soggiorni in compagnia di amici e della sorella, Lee Radziwill. E che frequentò anche quando era la signora Onassis, Jackie ‘O, appunto. Tanto che i look da lei sfoggiati divennereo talmente iconici e particolari da lanciare uno stile, che resiste ancora oggi, tra l’etno chic e il minimale.
Uno stile riconoscibilissimo da pochi ma essenziali dettagli: il trucco quasi inesistente o comunque nude e tutto giocato sulle sfumature del beige e del caramello e le acconciature, raccolte in stretti chignon o elegantemente avvolte in splendidi foulard.

Sono questi i codici dell’eleganza lanciati da Jackie Kennedy Onassis a Capri, una delle mete di vacanza e relax preferite dalla signora durante gli anni ’60 e ’70. Un beun retiro dove godere in tutta pace di momenti trascorsi al mare, in piazzetta, nei mercatini tanto amati. Uno stile facilissimo da riconoscere e ancor più facile da replicare. Basta scegliere i prodotti giusti, accostarli tra loro e abbinarli ad accessori precisi, dal corallo all’oro dei gioielli. E il gioco è fatto. Per un’estate all’insegna dell’eteno chic.

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