Il senso del senso dell’esistenza

Dovete sapere, miei cari pensatori plurali, che la mia amica Rosamaria, ha a lungo viaggiato per l’India, alla ricerca del significato dell’esistenza. Poco più che trentenne, mossa da un profondo disagio interiore, aveva lasciato la Sicilia per inseguire, nella terra dei misteri e della spiritualità, un barlume di verità.

Un giorno le giunse notizia che in cima a una delle vette più inaccessibili dell’Himalaya viveva un santone di nome Marino, in grado di darle una risposta.

E all’albeggiar s’incamminò verso il declivio dei monti, con bisaccia a tracolla, un copricapo azzurrognolo, Hermann Hesse sottobraccio, un microfono e una borraccia di acqua minerale Lete. Superando non poche difficoltà, arrivò finalmente al luogo dove si trovava il saggio uomo. Era seduto immobile, con gli occhi puntati sulla cima lontana dell’Everest.

“Mi chiamo Rosamaria, vengo da Trapani. Sono alla ricerca del significato dell’esistenza umana. Mi han detto che voi lo sapete. Potete rivelarmelo? Ve ne sarei grata per tutta la vita…”

Il santone, senza muovere lo sguardo dalla lontana vetta dell’Everest, declamò solennemente le parole seguenti: “La vita … è come il fiore del loto”.

La donna, costernata, non disse nulla; si sforzò di comprendere il significato della sentenza. Ci fu un lungo silenzio. Poi Rosamaria chiese ancora: “Insomma, Maestro, qual è il senso della vita?”.

… un lieve aggrottar di ciglia sul volto del santon Marino, il quale distolse lo sguardo dalla montagna lontana e, con una certa apprensione, domandò all’impaziente interlocutrice: “Hai qualche suggerimento?”.

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