Il morbo del fraintendimento

Viviamo nell’era del fraintendimento. Comunicare e comprendersi è divenuto miracolo. Se accade, dovremmo ringraziare il divino. Non lo facciamo… giacché non ci accorgiamo che è avvenuto un miracolo.

I social stanno destabilizzando i rapporti umani: si scrive senza pensare, perché ci si sente chiamati in causa, consapevoli che il silenzio, come diceva Atanasio, «è un libro facile da fraintendere».

Ci si esprime con nonchalance, come se si stesse parlando… chiacchierando, in una piazza di paese.

Ma la parola viva è accompagnata dal sostrato non verbale e da un implicito manifesto che forniscono all’interlocutore altri e, anzi, preminenti fonti di “significato”. E quante volte, per il sol fatto di usar un tono di voce inadeguato, si finisce per confliggere?

Un post e un commento, invece, sono sospesi sul nulla e valgono per ciò che sono: aria fritta. Aria, comunque, contaminata; si rischia di rimanere intossicati a colpi di click.

Il fraintendimento è all’ordine del giorno, e provoca malcontento e talvolta malessere, spesso determina la rottura di amicizie o la più lesta rimozione del “contatto”.

Il fraintendimento è un morbo; si arriva a far finta di fraintendere. Un gioco al massacro, insomma.

Tutto dipende dalla propensione a supporre, che a sua volta, quasi sempre, è un prodotto della supponenza. La supponenza presuppone la superbia e questa la prepotenza e perciò l’incapacità di riconoscere i propri limiti e quindi la tendenza a fraintendere sé stessi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *