Il dramma dei monotematici

Dicesi “monotematico” chi parla sempre della stessa cosa. Si tratta di individui noiosi. Si sa già dove vanno a parare. Andrebbero evitati. Ma sono furbi. Sanno imporsi. Sfruttano la disponibilità degli altri, l’educazione di chi è abituato a non girarsi dall’altro lato. Però, stare al gioco significa fargli del male.
I peggiori sono quelli che parlano sempre e soltanto di sé stessi. Dei viaggi che hanno fatto, dei libri che hanno letto e di quelli che vorrebbero scrivere, dei progetti in corso e delle donne di cui sono innamorati, di sintomi e di lavoro, di figli e nipoti. Talvolta lo fanno in maniera più subdola, manifestando senza tregua i loro pensieri; e ogni occasione è buona per mettersi in mostra come filosofi dell’ultima ora. La migliore occasione è offerta dai social: ci si rinnova a colpi di poesiuole e aforismi, con post ai limiti della sopportazione umana. 
I monotematici gridano al mondo: “Ci sono anch’io!” E qualcuno risponde: “Sì, grazie, l’ho notato! C’è dell’altro?”. 
Vogliono comunicare qualcosa di sé, indottrinare chissà chi, dispensare consigli e perle di scialba saggezza; non sono formatori, scrittori, insegnanti, politici, pubblicitari. Sono delle macchiette. Ovviamente non riescono a trasmettere alcunché se non ilarità (nel migliore dei casi) e fastidio (il più delle volte).
Si tratta di una patologia che affonda le radici nell’ansia e nell’ambizione. La mente perde flessibilità, lo sviluppo della personalità si arresta, il lessico si assottiglia e il fiume carsico di sensazioni e emozioni confluisce nel nulla. È come se si perdesse tempo e si facesse perdere tempo. Non s’instaura nessuna relazione comunicativa, né con gli altri né con sé stessi. Dalla logorrea si passa alla ideorrea, la tendenza cioè a produrre pensieri in modo rapido, quasi fulmineo, e continuativamente. Ossessivamente.
Basterebbe fermarsi, prendersi delle pause, fare un bel respiro prima di incamminarsi lungo un sentiero di campagna e godersi la pluralità sonora della natura. Ne beneficerebbe la predisposizione all’ascolto e l’immersione nel silenzio, condizioni necessarie per stringere rapporti empatici con gli altri e alimentare una consapevolezza più profonda del sé, recuperando sensazioni, emozioni, intuizioni, ricordi. Allora il mistero del mondo riaffiora in tutta la sua bellezza, il conflitto interiore si smorza… e la valanga di parole inutili, giunta finalmente nel fondovalle, si dissolve.

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