Euristica e pensiero intuitivo

Principalmente in ambito matematico, si fa ricorso al procedimento euristico, che consiste nel risolvere un problema affidandosi all’intuito. E mentre il procedimento algoritmico si dispiega attraverso un numero determinato di passaggi (eseguibili da un calcolatore), l’euristica presuppone tentativi ed errori, secondo un approccio di avvicinamento progressivo, nel quadro di un sistema reticolare di elementi interconnessi. Non dimentichiamo che in matematica le definizioni non stanno necessariamente all’inizio ma alla fine di un per-corso di ricerca.

Le definizioni – diceva Gerolamo Saccheri – sono filiae plurium demonstrationum. Non si tratta soltanto di stabilire un’ipotesi per poi corroborarla sperimentalmente. Questo è invero un “vecchio” modo di fare scienza. Gli scienziati, non poche volte, non fanno nessuna ipotesi. Semplicemente s’incamminano lungo il percorso che gli appare migliore, sospinti da una veemente forza creativa, sulla ba-se, persino, di presupposti errati o apparentemente irrazionali. In alcuni casi, è il processo algoritmico stesso, con le sue laboriosità e lungaggini, che incoraggia l’uso dell’euristica; altre volte, è l’incompletezza delle informazioni, la consapevolezza della limitatezza del sistema cognitivo umano. In ambito psicologico ed economico, fu il Premio Nobel per l’economia, Herbert Simon (1916-2001), ad analizzare la razionalità (umana) in condizioni di limitatezza (informativa e cognitiva). Si definisce “be-havioral economics” quel comportamento economico fondato su razionalità limitata. Simon coniò il termine “olympic rationality”, con riferimento a una stipulazione contrattuale che avvenga tra soggetti razionali in mo-do pieno oppure no.

Nel primo caso, avendo razionalità olimpica, essi sono in grado di prendere decisioni sulla base di previsioni probabilistiche. Allora, è vagliata con cura ogni ipotesi conseguente la stipula dell’atto (che poi, in concreto, significa sottoscrivere determinate clausole di rischio). Nel secondo caso, i contratti sono stipulati senza calcolare le situazioni verificabili (che poi, in concreto, significa presupporre più o meno implicitamente il ricorso al giudice o a un arbitro). Un altro termine coniato da Simon è “satisficing”, per indicare una situazione in cui ci si “accontenta” di certe soluzioni non ottimali. Una sorta di adattatività, per comportamenti che seguono una logica diversa da quella della conseguenza, basati sul presupposto che fare altrimenti risulterebbe oneroso se non proprio vano. Altro sarebbe, tuttavia, muoversi in modo meramente emotivo, senza alcune fonte intuitiva e creativa.

Vero che il concetto stesso di intuizione appare problematico; ma qui s’intende sottolineare una differenza di fondo tra il muoversi a caso e il muoversi secondo la “logica” dell’intuizione. Lo studio delle diverse modalità di comportamento “adattivo” ricadono nel campo della psicologia, ove si analizza l’azione da un punto di vista più biologico, cognitivo e comportamentale. Quando invece si pone l’accento sull’azione “strategica” – e se ne valuta l’efficacia relativamente al successo – siamo nell’ambito politico, economico e militare; anche le arti marziali se ne occupano (tenere sotto controllo un certo movimento o attendersene uno richiede un addestramento specifico finalizzato a un affinamento delle capacità intuitivo/predittive). Si potrebbe infine pensare a un superamento della stessa euristica classica in termini di intuizione senza predizione.

Diverse sono le euristiche:

– euristica della rappresentatività, attribuendo caratteristiche simili a oggetti simili;

– euristica della disponibilità, stimando la probabilità di un evento sulla base “emotiva” di un ricordo;

– euristica affettiva, quando si prende una decisione in base a un certo giudizio soggettivo (cosa penso di ciò? Cosa provo?);

– euristica dell’ancoraggio, stimando una probabilità secondo un termine di paragone. Spesso, questo elemento “disturba” la corretta decisione. Praticamente, si è avvinti da uno schema mentale che impedisce l’attuazione del processo euristico, imprigionando la componente creativa e intuitiva della mente. Il di-scorso investe il concetto di stereotipo, un tipo di euristica molto comune: il soggetto, dinanzi a ciò che non ha mai visto, adotta una strategia euristica di tipo comparativo, affrettando i tempi della decisione, sfruttando “immagini mentali” già acquisite per esprimere giudizi.

Quante volte ci accade di dover far fronte a situazioni del tutto nuove? Se dovessimo sospendere ogni volta il giudizio, informarci succintamente su ogni aspetto, seguendo una logica esageratamente esplorativa, si vivrebbe più?

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NOTE

– Per l’incertezza e gli aspetti del coordinamento delle attività economiche legati all’informazione, famosi sono gli studi compiuti presso la University of Oxford, sin dagli anni ’50.

– La lingua inglese possiede due significati per il termine “intuizione”, il primo riguardante l’acume, la perspicacia e la capacità di cogliere inaspettatamente qualcosa in diversa luce; deviando dal tracciato principale, quasi una folgorazione ci permette di vedere cose che non immaginavamo minimamente; in un secondo significato, il termine rimanda alla sensazione frutto di un’esperienza riflessiva. Qui, l’intuizione sembra intrecciarsi al pensiero, sembra essa stessa pensiero, ma è qualcosa che si sente germinare dentro, allorché produciamo un risultato dall’inconscio.

– Per una disamina del concetto di “euristica”, del quale, qui non si è trattato l’uso in informatica, cfr. A. Plebe e P. Emanuele, L’euristica. Come nasce una filosofia, Laterza, Roma-Bari 1991; L. Macchi, Il ragionamento probabilistico: ruolo delle euristiche e della pragmatica, La nuova Italia, Firenze 1994; H. a. Simon, Scienza economica e comportamento umano, traduzione di Models of bounded rationality, Edizioni di Comuni-tà, Torino 2000; C. Bernardini e S. Tamburini, La probabilità fa al caso nostro, Carocci editore, Roma 2014.

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