Arti marziali e pensiero plurale

Arti marziali
Pensiero plurale

Arti marziali giapponesi e filosofia plurale sono discipline strettamente legate. Si potrebbe persino dire che un combattente non plurale e un pensatore plurale non combattente sono entità, più che incomplete, vuote.
La compiutezza di un combattente deriva dalla necessità (e dall’abilità) di abbinare l’azione di lotta alla capacità di affrancarsi da ogni riferimento monistico e da ogni finalità. Il combattente non dovrebbe pensare alla vittoria, neppure a sconfiggere l’avversario, neppure ad attaccare soltanto, neppure a combattere soltanto.
Un pensatore, che intenda formulare buoni pensieri e pervenire ad argomentazioni persuasive, non dovrebbe lasciarsi sopraffare dalla teoria. Il sovraccarico cognitivo può fare brutti scherzi. Il pensatore può trovarsi involontariamente al cospetto di un abbandono, di un indietreggiamento non strategico: può presupporre di aver capito, attribuire logica a ciò che logico non è, credere di aver acciuffato una verità che non c’è. Un pensatore plurale dovrebbe saper combattere la pigrizia mentale e mettere mentalmente in pratica ogni conoscenza.

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