Simbologia del sogno: un’introduzione critica

…vogliamo dire che nell’atto di autocreazione l’Uno e il suo creare sono contemporanei, oppure che l’Uno coincide con il suo creare e con quella che sarebbe lecito chiamare la sua eterna generazione»; «è il Primo, e non il primo di una serie, ma nel senso della forza e della potenza frutto di autodeterminazione e di purezza.

Plotino

 

Muoviamo dall’esigenza di sfatare – nell’Era dell’Acquario – il luogo comune secondo cui il sogno celerebbe significati simbolici straordinari. Molte persone credono che i sogni contengano “perle di saggezza”, di valore persino superiore a quelle che traggono origine dall’attività conscia diurna. Si celebra la poetica superiorità della Notte rispetto al Giorno. E si va alla ricerca del buon dizionario di interpretazione dei sogni che possa fornire istruzione per l’uso. Ne deriva anche il grossolano tentativo di fare dell’attività onirica uno strumento di divinazione, con pre-veggenze, oroscopi e suggerimenti truffaldini che permetterebbero di schivare l’evento futuro “negativo” – senza nessun tipo di analisi strutturata o probabilistica. Consultando Il Verissimo Libro dei Sogni[1], si scopre che sognare legna indica “impedimenti sessuali”; dipende dalla legna, tuttavia: se è tagliata, “il sognatore sarà sottoposto a fatica fisica”. Sognare un fulmine indica “il timore di essere giudicati frettolosamente”. Ma se si sogna di essere colpiti da un fulmine, allora, ci si innamorerà! Si aggiunge: se si viene fulminati, si subirà una lieve malattia. Piacerebbe capire come si possa venir colpiti da un fulmine – Eros permettendo – senza essere fulminati, a meno che il fulmine non sia tout court la “lieve malattia” dell’innamoramento (con ustioni di che grado?).

Per decifrare i sogni sono disponibili nel mercato editoriale testi e almanacchi ad abundantiam, per non parlare dell’inarrestabile proliferare di siti web che promettono cambiamenti positivi e duraturi, e poi l’amore della vita, ricchezza, un lavoro prestigioso e una salute di ferro, grazie al contributo offerto dall’inconscio che agisce, ovviamente, quando si è in posizione orizzontale. La verità è che la funzione simbolica associata ai sogni ha sempre affascinato l’uomo, sin dall’antichità. La prima testimonianza scritta è riportata nell’Epopea di Gilgameš, risalente al 2000 a.C. Il re di Uruk Gilgameš riporta di aver fatto due sogni e di averne parlato alla saggia e onnisciente madre Rimat-Ninsun, che ne fornisce un’interpretazione profetica[2]. Da citare anche l’opera, in cinque libri, di Artemidoro di Daldi, intitolata Ὀνειροκριτικά. Egli, dopo una lunga ricerca che lo portò a viaggiare in Asia, Grecia e Italia, per raccogliere ogni valida testimonianza che si potesse avere dell’attività onirica, agognava dimostrare che l’interpretazione dei sogni, come atto puramente conoscitivo, è possibile. Si fa ricorso al modello stoico della “simpatia universale”. Artemidoro parlò di simbologie e di profezie, ma non arrivò a fare del sogno un fondamento di divinazione magica, prassi a quel tempo assai diffusa. E anche oggi, «molti psicoterapeuti di orientamento freudiano coltivano […] l’idea che il bizzarro e mutevole paesaggio onirico sia costellato di simboli, i quali, se adeguatamente interpretati, possono rivelarci i segreti più reconditi della psiche»[3]. Non è quindi espressione di una mitologia superata, quella che celebra i poteri di Morfeo, e neppure un fatto isolato riconducibile al web.

Il Novecento si era aperto con Die Traumdeutung di Freud, che però, sin dalle prime pagine, sottolineava l’inesistenza di corrispondenze biunivoche tra simboli onirici e oggetti, persone o eventi psicologicamente significativi[4]. Tutta una generazione di pensatori, tra psicoanalisti, psicologi junghiani e psicologi del profondo, hanno invece ritenuto plausibile la correlazione tra simboli e sogni, e trattato alcune patologie, come le nevrosi, attraverso una meticolosa analisi onirica, facendo in modo, per esempio, che le pulsioni rimosse dell’Es affiorassero alle soglie della coscienza per poter essere così riconosciute e riorganizzate.

Attualmente, la comunità scientifica «respinge la tesi che specifiche immagini oniriche abbiano un significato simbolico universale»[5]. Nelle fasi iniziali del sonno «la maggior parte dei nostri sogni rispecchia le attività e preoccupazioni quotidiane che occupano la nostra mente»[6]. La fase REM del sonno è invece costituita da sogni per lo più illogici e carichi di emozioni. Ciò ha indotto l’anti-freudiano J. Allan Hobson a riformulare la “Teoria dei sogni” su basi eminentemente fisiologiche (evitando così i riferimenti alla censura, al rimosso e ai tabù di psicoanalitica memoria, ma anche quelli di derivazione junghiana legati agli archetipi e all’inconscio collettivo). Niente di tutto ciò. Con la «teoria dell’attivazione-sintesi» si riconduce l’espressione onirica all’attività cerebrale. Allora, si aggiunge, all’incirca ogni novanta minuti, quando entriamo in una fase REM del sonno, «una serie di neurotrasmettitori (“messaggeri chimici”) orchestra un’eccezionale sinfonia di mutamenti che dà origine ai sogni»[7]; in particolare, si avverte una riduzione di serotonina e noradrenalina che porta a un’inibizione delle aree cerebrali adibite al ragionamento, alla memoria e all’attenzione. Irrompe così una serie sconnessa di immagini che non possiedono in alcun modo ancestrali significati simbolici. Si rivelerebbe pertanto un sogno l’affidarsi a un dizionario dei sogni scaricabile online. Meglio essere colpiti per davvero dal fulmine dell’amore.

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[1] Omettiamo la rituale indicazione bibliografica non per inesattezza ma per il mistero da cui appare inestricabilmente avvolta.

[2] «Figlio mio, le stelle che nel cielo sopra di te luccicavano, e qualcosa simile al firmamento di An ti cadde addosso; che tu tentasti di sollevare ma che era troppo pesante per te. Che tentasti di spostare ma non riuscivi a maneggiarlo. Che tu portasti con te e facesti inginocchiare ai miei piedi, e che io tratta come fosse mio figlio: un compagno forte verrà da te, uno che può salvare la vita di un amico, egli è potente nella montagna, egli possiede la forza. La sua forza è così grande come quella del firmamento di An. Tu lo amerai come una moglie e lo terrai stretto a te; […] ed egli avrà sempre cura della tua salute. Il tuo sogno è buono e favorevole» (vv. 240-245). Cfr., G. Pettinato, (a cura di), La Saga di Gilgameš, Mondadori, Milano 2008; N. K. Sandars (a cura di), L’epopea di Gilgameš, di tr. it. A. Passi, Adelphi, Milano 1986.

[3] S. O. Lilienfeld, S. Jay Lynn, J. Ruscio, B. L. Beyerstein, I grandi miti della psicologia popolare, tr. it. C. Marchetti, Raffaello Cortina, Milano 2011, pp. 129-130.

[4] Indicazione tuttavia assai difficile da osservare per chi lavora quotidianamente con i sogni del propri pazienti, disattesa dallo stesso Freud in più di un’occasione, avendo egli stesso confessato di aver formulato interpretazioni simboliche di sogni senza basarsi sulle informazioni del paziente. Le quali, invece, sarebbero indispensabili per evitare pseudoscientifiche oggettivazioni. Il medico viennese arrivò a ritenere che «il taglio dei capelli, la perdita dei denti e la decapitazione simbolizzassero in molti casi la castrazione» (ivi, p. 131).

[5] Ibidem.

[6] Ibidem.

[7] Ibidem.

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