Pluralità della scrittura e del pensiero

La scrittura è fiction.
Lo scrittore è un mentitore.

L’arte, nella sua essenza, è libera espressione.
L’artista crea, distrugge e trasforma le proprie opere. A piacimento.

Il fatto che io sovente alterni parole di fuoco a termini mielosi non dovrebbe sorprendere più di tanto. Quando scrivo cerco di essere me stesso. E quando manifesto il mio pensiero cerco di conformarmi all’essenza plurale del cosmo. Non sempre è possibile, purtroppo. Non ugualmente nei confronti di tutti. Alcuni, con la mente ricolma di monismi, non gradiscono la libera espressione umana e il gioco eracliteo del giorno e della notte. Amano la coerenza… Ma «la vita non è coerente, semmai la si può definire corrente, perché si comporta esattamente come l’acqua, l’acqua corrente madre della vita, che a volte scende come pioggia e a volte sale come vapore, che il più delle volte è fluida e ci si può tuffare dentro, ma alle volte è dura e ci si può pattinare sopra. Così si spiega l’incoerenza riguardo l’arte da parte di Platone, il quale da un lato intende assoggettarla alla dottrina e al potere, dall’altro però ne fa una libera e incontrollabile rivelazione del divino» (cfr., V. Mancuso, La via della bellezza).

Poi… sono 15 anni, almeno, che cerco di promuovere una filosofia della pluralità, secondo cui non solo è ammissibile ma è anche doveroso e molto utile assumere senza paura la contraddizione e pensare indifferentemente A e Non-A, o A e B, o A e Non-B.

Trovo sia “assurdo”, brutale e puerile negare la possibile coesistenza degli opposti. Una sorta di totalitarismo mentale che vanifica ogni speranza di pace.

Le parole (enti con cui parliamo e per mezzo delle quali pensiamo) non sono macigni ma finestre – diceva Marshall B. Rosenberg, il fautore della comunicazione non violenta. Non dategli peso, e sentitevi leggeri, come palloncini tra le nuvole.

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